TRADIZIONI, USI E COSTUMI
Il poeta dialettale Rocco Mediati, nei suoi “Appunti vari”, evoca usi, tradizioni e costumi del vecchio borgo medievale di Brancaleone Superiore. E’ una rievocazione storica che merita di essere riletta attentamente affinchè i giovani di oggi, tutti assorti a navigare su internet, possano capire come vivevano i loro padri e quale significato davano ad una festività importante come il Natale. Come è noto, il Natale, è la festività cristiana piu’ amata al mondo che né il tempo né l’uomo potranno mai ignorare. “Quando, fino all’inizio degli anni cinquanta – scrive nei suoi “Appunti vari” Rocco Mediati – il centro del paese era rappresentato da Brancaleone Superiore e la marina era costituita da poche case sparse, abitate prevalentemente da famiglie di pescatori, gli usi e i costumi del paese venivano dettati dal rispetto per le tradizioni antiche, ma spesso anche dal bisogno, dalle necessità e dalle privazioni che segnavano quotidianamente la vita degli abitanti di Brancaleone Superiore. All’epoca – rievoca Mediati – le piccole case, abitate spesso da famiglie numerose, erano prive di ogni comodità e anche dei servizi di prima necessità, di cui, oggi, noi non sapremmo certamente farne a meno. L’energia elettrica, il gas, il sistema di riscaldamento, l’impianto idraulico e i servizi igienici erano inesistenti che, per sopperire a queste necessità, le famiglie, quasi tutte di agricoltori, conciliavano il lavoro dei campi con l’impegno fisso di provvedere al rifornimento di legna e di acqua”. Ebbene, in mezzo a tanti stenti, in quell’epoca, la gente del posto aspettava l’arrivo delle festività natalizie con grande gioia e entusiasmo perché bastavano poche cose per vivere attimi di felicità. “Un particolare riguardo – scrive ancora nei suoi appunti Mediati – era dedicato alle feste di Natale, di Pasqua e di Carnevale. La festa di Natale era introdotta dalla novena, che iniziava il 16 dicembre e si celebrava sempre di mattina. Alle 4,00, si udivano i primi rintocchi delle campane e tutta la gente si alzava di buon’ora per recarsi in Chiesa, dove partecipava alla celebrazione religiosa che durava fino alle ore 6,00. Di ritorno dalla S. Messa, si faceva colazione e si partiva per i lavori della campagna. Poi, la sera, verso l’imbrunire, si sentiva la voce del sacrestano che, in compagnia di un suo familiare, girava per le case del paese, cantando le nenie di natale. Pure lo zampognaro passava davanti ad ogni casa a suonare “Tu scendi dalle stelle” o altri motivi natalizi, per tutta la durata della novena, cioè fino alla sera prima della Vigilia, quando ogni famiglia gli offriva sempre qualcosa, come zeppole, petrali, nnacatole (tutti dolci tipici locali –ndc-) o altra roba da mangiare. Alla Vigilia di Natale si usava accendere un grande falò in mezzo alla piazza principale. Qui si radunava la gente, dopo cena, nell’attesa che iniziasse la Messa di mezzanotte. Dopo della Messa, si ritornava tutti a casa e solo gli uomini si intrattenevano ancora per qualche ora a giocare e carte, mettendo in palio qualche litro di vino. La mattina di Natale ci si ritrovava tutti in piazza, dove gli uomini discutevano tra loro, mentre i bambini giocavano e i giovani e le ragazze passeggiavano. Nel periodo tra Natale e Capodanno – osserva Mediati – generalmente il giorno di S. Stefano, si soleva macellare il maiale; ogni famiglia ne cresceva ogni anno almeno due o tre, poiché il salame che veniva ricavato doveva bastare per tutto l’anno”. Tempi lontani quelli narrati da Mediati di cui, i giovani di oggi, forse, nella loro corsa sfrenata verso nuove tecnologie e nuove emozioni, non riusciranno ad afferrare il senso di una tradizione che resterà perenne nel cuore e nella mente di chi l’ha vissuta intensamente.